Fai girare le rotelle

Da quantissimo che non scrivo nulla! Anni e anni! E chissa’, penserete, quale prelibatezza, cosa avra’ escogitato avendo cosi’ tanto tempo a disposizione, una torta sofficissima? La panna montata senza latte ne’ soia? Un arrosto ripieno di castagne, anacardi, spinaci e un pollo che ha al suo interno un prosciuttino? Viimmagino gia’ con l’acquolina, la salivazione accelerata, e tutti gli arnesi pronti sul piano di lavoro: per voi una parola sola, “no”.

Riponete la planetaria, il tagliere, il mattarello, la rotella tagliapasta, gli stampi da budino e da torta, il cacciavite… ma scusa, che ci volevi fare col cacciavite?!? Arrotolare gli spaghetti? Farci il rotolo? Sbagliato, ma – sorpresa – l’entusiasta che aveva montato la planetaria o la macchina per la pasta era piu’ in errore di te, amico dalla sorprendente dabbenaggine, che avevi preso il giraviti: oggi faccio girare, oltre alle scatole come al solito, una semplice bottiglia. Gelo in sala, delusione alle stelle. E invece puo’ servire in diverse occasioni, ma io l’ho fatto per fare un fantastico caffe’ estratto a freddo, quello che i fighetta chiamano “cold brew”, forse perche’ non sanno dire “brew” nella loro lingua natia: vergogna, con quella bocca vuoi mangiare buono, italiano? Parla italiano, for God’s sake!! (e qui qualcuno partira’ a cercare bevande alcooliche giapponesi, e se gia’ era biasimabile prima per il cattivo uso delle lingue, ora proprio lo possiamo macellare, sottovuotare e spedire sull’isola che non c’e’, indirizzato direttamente al coccodrillo). Ma torniamo al caffe’. Se prendete 60 grammi di buon caffe’ (io ho avuto la fortuna di averlo direttamente dal Brasile, e siccome prendo sempre quello in 3×2 ho avuto il privlegio sperimentare la meraviglia che solo un povero cliente Despar spedito nel mondo del gusto sopraffino puo’ apprezzare), dicevo, il caffe’, lo mettete a mollo in un litrozzo di acqua ma non quella da pitocchi, prendetela buona, e lo lasciate in infusione per 12/24 ore vi verra’ una buona bevanda, simile al caffe’ americano, ma senza quelle sostanze che l’acqua bollente estrae dal chicco rendendo, talvolta, il gustoso liquido acido e scarsamente digeribile: provare per credere. Certo, se vi aspettate un espresso potete solo fare un espresso; se invece siete di quelli che pigliano il caffe’ solubile e ci fanno il brodone mattutino beh, avrete una piacevole sorpresa.

E l’ambaradam di cui sopra? Ah, il divertimento di fare A) qualcosa di inutile B) qualcosa di divertente C) qualcosa che risveglia quelle sinapsi che ormai erano diventate come gli spaghetti rimasti sul fondo della pentola, mollicci e tristi. Il coso, al quale non ho ancora trovato un degno nome, serve a far girare la bottiglia a intervalli regolari, gentilmente forniti dal timer Ikea da 4eu e 99, per far si’ che il caffe’ rilasci i suoi piacevoli e preziosi aromi nell’acqua: facile intuire che, lasciato fermo a bagno come il bestiame dopo l’alluvione (in famiglia usiamo l’espressione “come le vacche morte nel Gange”) si otterrebbe una bevanda meno gustosa.

Ora, da fortunatamente mancato ingegnere, categoria verso la quale rivolgo, a validissima ragion veduta, diverse critiche, sono orgoglioso del coso: svolge egregiamente il suo mestiere. Oddio, ogni tanto si disfa, del resto e’ plastica, e di 50 anni fa. E’ pure un miracolo che funzioni ancora tutto bene, la fama dei mattoncini danesi e’ meritatissima.

Per gli appassionati del genere, si’ lo so, esteticamente si salva solo per il colore delle rotelle; strutturalmente e’ fatto secondo i canoni dell’urologia cinofila; si poteva fare meglio si’ lo so, non rompete, mi sono divertito, funziona, ogni tanto si scassa ma a intervalli superiori rispetto a quanto mi scassino i maroni (e anche se parlo di cibo no, non sono le castagne) perche’ “fa rumore, occupa posto, da’ fastidio” et cetera, et cetera.

Difficile descriverlo a parole, anche le foto hanno i loro limiti, fatte da me poi ancor peggio: per questo mi sono esibito in un filmato, generosamente apposto in calce, dalla dubbia qualita’, a partire dai colori. Ma tant’e’, guardatelo e ditemi quant’e’ carino, il mio povero innominato, dai, lo chiamero’ Girolamo… che cabarettista, eh? Mi merito un vaffanzelig!

Nota per i cegialozafferanesi autentici: il caffe’ in polvere, non in chicchi!

5 1 vote
Article Rating
Subscribe
Notificami
guest

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
0
Would love your thoughts, please comment.x